Magdalena Carmen FRIDA KAHLO y Calderón

Credo sia dovuto pubblicare una breve biografia di Frida Kahlo, anche perché (personalmente) io non sono tra le più sfegatate ammiratrici della sua pittura ma trovo la sua biografia il racconto di una vita straordinaria, affascinate, ricca e specialmente chiave di lettura indispensabile per poter ammirare le sue opere.
vogue-PORTADA-FRIDA-KAHLO photo from web
Frida Kahlo ebbe una vita decisamente particolare e intesa, figlia di Carl Wilhelm Kahlo, tedesco emigrato in Messico all’età di 19 anni, e della sua seconda moglie Matilde Calderón y Gonzalez; Frida sosteneva di essere nata nel 1910 anno della rivoluzione messicana di cui si sentiva figlia, anche se in realtà era nata il 6 Luglio 1907 a Coyoacán una delle 16 delegazioni di Città del Messico.
Per tutta la sua vita la pittrice scrisse un diario, grazie al quale è stato possibile ricostruire una biografia molto dettagliata e ricca. E proprio tra le pagine del suo diario personale ritroviamo riflessioni che ci permettono di capire meglio il periodo della sua infanzia: della madre diceva che era molto simpatica, attiva e intelligente, ma anche calcolatrice, crudele e religiosa in modo fanatico. Mentre del padre scriveva che: “grazie a mio padre ebbi un’infanzia meravigliosa, infatti, pur essendo molto malato fu per me un magnifico modello di tenerezza, bravura e soprattutto di comprensione per tutti i miei problemi
Fin dalla più tenera età Frida non godette di buona salute, infatti a 6 anni si ammalò di poliomelite: piede e gamba destra rimasero deformi, tanto che per tutta la vita li nascose con lunghe gonne messicane che caratterizzeranno il suo stile personale, dalla copertina di Vogue Messico ai salotti parigini.
Nel 1922, a 18 anni, concluse il liceo e si iscrisse alla Escuela Nacional Preparatoria di Città del Messico con l’obiettivo di diventare medico. Durante questo periodo Frida iniziò ad impegnarsi politicamente, entrando a far parte dei “cachucas”, un gruppo di studenti sostenitori di ideali socialisti ed iniziò anche a mostrare interesse per le arti figurative.
Il 17 settembre 1925, l’autobus diretto a Coyoacàn, su cui Frida Kahlo era salita con il suo ragazzo, Alejandro Gomez, per tornare a casa dopo la scuola, si scontrò con un tram.
Salii sull’autobus con Alejandro.. Poco dopo, l’autobus e un treno della linea di Xochimilco si urtarono.. Fu uno strano scontro; non violento, ma sordo, lento e massacrò tutti. Me più degli altri. È falso dire che ci si rende conto dell’urto, falso dire che si piange. Non versai alcuna lacrima. L’urto ci trascinò in avanti e il corrimano mi attraversò come la spada il toro”.
Dimessa dall’ospedale, fu costretta ad anni di riposo a letto col busto ingessato. Questa forzata situazione la spinse a leggere libri sul movimento comunista ed a dipingere. Il suo primo soggetto fu un suo autoritratto che in seguito diede in dono al ragazzo di cui era innamorata. Da ciò la scelta dei genitori di regalarle un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo tale che potesse vedersi; cosicché iniziò la serie di autoritratti. “dipingo me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio”.
Dopo che le fu rimosso il gesso riuscì a recuperare la capacità di camminare, sebbene non senza dolori che sopporterà per tutta la vita, decise di portare i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore murale dell’epoca, per avere una sua critica. Rivera rimase colpito dallo stile moderno della giovane artista tanto che la trasse sotto la sua ala e la inserì nella scena politica e culturale messicana. Rivera dirà di lei “la prima donna nella storia dell’arte ad aver affrontato con assoluta ed inesorabile schiettezza, in modo spietato ma al contempo pacato, quei temi generali e particolari che riguardano esclusivamente le donne”.
Frida divenne un’attivista del partito comunista messicano, partecipò a numerose manifestazioni e nel frattempo si innamorò di colui che era stato la sua “guida”. Infatti  il 21 agosto 1929 sposò Rivera (lei 22 anni, lui 43), che era al suo terzo matrimonio, pur sapendo dei continui tradimenti a cui andava incontro; ma dopo anni di dolori coniugali decise semplicemente di fare lo stesso anche lei. Nel mentre il suo stile pittorico avanzava lentamente, produceva a piccole dosi e in piccoli formati ciò che la sua salute le permetteva di fare, a seconda del fatto che riuscisse a star seduta o solamente distesa: “i miei quadri sono dipinti bene, non con leggerezza bensì con pazienza. La mia pittura porta in sé il messaggio del dolore”. Frida per esprimere idee e sentimenti, creò un proprio linguaggio figurativo; il mondo contenuto nelle sue opere si rifà all’arte popolare messicana e alla cultura precolombiana; vi sono infatti, immagini votive popolari, raffigurazioni di martiri e santi cristiani, ancorati nella fede del popolo; negli autoritratti, inoltre, Frida si rappresenta quasi sempre in abiti di campagna o con costume indio. Del Messico, poi, ritroviamo, nelle opere di Frida, la flora e la fauna, i cactus, le piante della giungla, le scimmie, i cani itzcuintli, i cervi e i pappagalli.
Nel novembre del 1930 Frida e Diego si trasferirono per 4 anni negli Stati Uniti per motivi artistici e politici. A Detroit Frida rimase incinta per la seconda volta, ma la tripla frattura delle ossa del bacino ostacolò la corretta posizione del bambino. Frida decise comunque di tenere il bambino, nonostante la sua pessima condizione fisica e il precedente aborto spontaneo avuto a pochi mesi dalle nozze. Tuttavia, il 4 luglio perse il bambino.
Nel 1934 ritornano in Messico dove decisero di vivere in case vicine ma separate, e poco dopo si separarono a causa della relazione extraconiugale che Diego ebbe con Cristina, la sorella di Frida. Questo fu per l’artista un periodo ricco di amanti, uomini e  donne, anche se si risposò con Diego nel 1940 a San Francisco.
Negli anni Quaranta, la fama di Frida era talmente grande che le sue opere vennero richieste per quasi tutte le mostre collettive allestite in Messico.
Nel 1943 venne chiamata ad insegnare, assieme ad altri artisti, alla nuova scuola d’arte della pedagogia popolare e liberale: l’Esmeralda. Frida, per ragioni di salute, fu presto costretta a tenere le lezioni nella sua casa. I suoi metodi erano poco ortodossi e i suoi alunni la ricorderanno così: “l’unico aiuto che ci dava era quello di stimolarci….non diceva niente sul modo in cui dovevamo dipingere o sullo stile, come faceva il maestro Diego…Ci insegnò soprattutto l’amore per la gente, ci fece amare l’arte popolare”.
Nel 1950 subì sette operazioni alla colonna vertebrale e trascorse nove mesi in ospedale. Dopo il 1951, a causa dei dolori, non riuscì più a lavorare se non ricorrendo a farmaci antidolorifici; forse proprio a questo è dovuta la pennellata più morbida, meno accurata, il colore più spesso e l’esecuzione più imprecisa dei dettagli degli ultimi quadri della pittrice.
Nel 1953, alla sua prima mostra personale, allestita dalla amica fotografa Lola Alvarez Bravo, partecipò sdraiata su un letto, dato che i medici le avevano assolutamente proibito di alzarsi. Fu Diego ad avere l’idea di trasportare il grande letto a baldacchino di Frida fin nel centro di Città del Messico. Nell’agosto dello stesso anno, i medici decidono di amputarle la gamba destra fino al ginocchio.
Nel 1954 si ammalò di polmonite. Durante la convalescenza,  instancabile com’era partecipò ad una dimostrazione contro l’intervento statunitense in Guatemala, reggendo un cartello con il simbolo della colomba che reca un messaggio di pace. Morì per embolia polmonare la notte del 13 luglio, nella sua Casa Azul a Coyoacán,  sette giorni dopo il suo quarantasettesimo compleanno. La sera prima di morire, con le parole “sento che presto ti lascerò“, diede a Diego il regalo per le loro nozze d’argento.
frida kahlo con marito photo from web

Fonti:
http://www.enciclopediadelledonne.it

7 pensieri su “Magdalena Carmen FRIDA KAHLO y Calderón

  1. Anni fa ero a Londra, alla Tate Modern. E ovunque, lungo i corridoi, c’erano immagini enormi dei suoi dipinti. Non la conoscevo, e non visitai la mostra a lei dedicata. Poi ho trovato un po’ di lei ovunque: citata nei libri che leggevo, nelle canzoni che sentivo, nei film che guardavo, dalle ragazze con cui uscivo. Sapevo della sua vita tormentata, ma il tuo bell’articolo mi ha aiutato a capirci ancora qualcosa in più. Ottimo, davvero.

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