Castelli di rabbia

Dopo aver scritto il post sul romanzo “Seta” di Baricco e aver letto tutti i vostri commenti a riguardo mi è venuta una curiosità, anzi, un dubbio. Io avevo letto un solo romanzo del discusso autore: Seta (non basta un romanzo per capire un autore); e i vostri commenti erano molto contrastanti, vi dividevate in due fazioni: chi lo ama e chi lo detesta, ma più o meno tutti avevate letto più libri di Baricco. Quindi avendo letto solo “Seta” ho deciso di prendere “castelli di rabbia” per poter approfondire la mia conoscenzia a riguardo.

Il risultato non è stato quello sperato, “Seta” mi era piaciuto molto, “castelli di rabbia” non mi è piaciuto. Non posso negare sia scritto molto bene dal punto di vista grammaticale e sintattico, ma mi chiedo come mai in così poche pagine l’autore sia in grado di confondere la trama. Ho perso il filo del discorso tantissime volte, e non per mia mancanza di concentrazione, ma per le continue e prolisse digressioni che sono inserite nel testo come fossero prezzemolo (e non è vero che il prezzemolo va bene con tutto). Insomma è stato davvero difficoltoso capire questa storia.

castelli-di-rabbia PHOTO FROM WEB

Ma alcuni passaggi sono molto belli e significativi, quindi vi lascio qualche citazione:

” Perché c’era qualcosa, tra quei due, qualcosa che in verità doveva essere un segreto, o qualcosa di simile. Così era difficile capire ciò che si dicevano e come vivevano, e com’erano. Ci si sarebbe potuti sfarinare il cervello a cercar di dare un senso a certi loro gesti. E ci si poteva chiedere perché per anni e anni. L’unica cosa che spesso risultava evidente, anzi quasi sempre, e forse per sempre, l’unica cosa era che in quel che facevano e in quello che dicevano e in quello che erano c’era qualcosa – per così dire – di bello.

Non ci si capiva quasi niente, ma almeno quello lo si capiva.”

” Ma quando ti viene quella voglia pazzesca di piangere, che proprio ti strizza tutto, che non la riesci a fermare, allora non c’è verso di spiccicare una sola parola, non esce più niente, ti torna tutto indietro, tutto dentro, ingoiato da quei dannati singhiozzi, naufragato nel silenzio di quelle stupide lacrime. Maledizione. Con tutto quello che uno vorrebbe dire… e invece niente, non esce fuori niente. Si può essere fatti peggio di così?”

” Quando la gente ti dirà che hai sbagliato… e avrai errori dappertutto dietro la schiena, fregatene. Ricordatene. Devi fregartene. Tutte le bocce di cristallo che hai rotto erano solo vita… non sono quelli gli errori… quella è vita… e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca… io questo l’ho capito, il mondo è pieno di gente che gira in tasca con le sue piccole biglie di vetro… le sue piccole tristi biglie infrangibili… e allora tu non smetterla mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo… sono belle, a me è piaciuto guardarle, per tutto il tempo che ti sono stato vicino… ci si vede dentro tanta di quella roba… è una cosa che ti mette l’allegria addosso… non smetterla mai… e se un giorno scoppieranno, anche quella sarà vita, a modo suo… meravigliosa vita.”

” Ma più di ogni altra cosa – sia che ridesse o urlasse o semplicemente stesse lì, come ad aspettare – la bocca di Jun Rail. La bocca di Jun Rail non ti lasciava in pace. Ti trapanava la fantasia, semplicemente. Ti impiastricciava i pensieri. “Un giorno Dio disegnò la bocca di Jun Rail. È lì che gli venne quell’idea stramba del peccato”.”

” La Commessa che si chiamava Monique Bray si offrì di accompagnare Horeau a casa. Lui, meccanicamente, accettò. Uscirono insieme dal negozio. Non lo sapevano, ma stavano, simultaneamente, entrando in otto anni di tragedie, strazianti felicità, ripicche crudeli, pazienti vendette, silenti disperazioni. Insomma, stavano per fidanzarsi.”

” Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita ti risponde.”

27 pensieri su “Castelli di rabbia

  1. Personalmente conosco il libro solo tramite frasi singole lette qua e là, come quelle che hai postato tu…..però da questi spezzoni mi piace molto!🙂

    • eh guarda anche io l’ho scelto tra i tanti romanzi di Baricco perchè avevo letto diverse citazioni ed erano tutte molto belle… ma purtroppo una frase non assicura l’intero romanzo sia piacevole😉

  2. Il tuo giudizio si adatta perfettamente, a mio avviso, anche ad un altro romanzo di Baricco, “Mr Gwyn”. Se ti capita l’occasione, leggilo (ci vuole poco tempo) e fammi sapere cosa ne pensi. Comunque Baricco non è un autore che mi piace.

  3. Io amo follemente Barrico. Davvero,se mi chiedesse di sposarlo non ci penserei due volte. Castelli di Rabbia non è tra i miei preferiti,anche se la sua scrittura per me rimane sempre di altissimo livello. Avresti dovuto iniziare da Oceano Mare,seguito da Novecento. Poi seta,Mr Gwyn,tre volte all’alba.

  4. Io ho letto solo Novecento, quindi non posso esprimermi. Le citazioni che hai riportato invogliano davvero alla lettura ma – come hai detto giustamente – l’intero romanzo può non rivelarsi all’altezza. Mi sa che comunque, per curiosità, un Baricco in più me lo leggo😉

  5. Baricco secondo me è un autore troppo sopravvalutato,e non mene vogliano gli appassionati. Io ho letto molti suoi libri ed alcuni li ho amati. Seta, Oceano Mare, I Nuovi Barbari ed il suo penultimo bellissimo MrGwinn. Spesso l’idea che regge il rimanzo è di delicata poesia e di estrema bellezza; alcuni passaggi sono memorabili come quelli che citi, ma molte altre cose sinceramente le considero degli “esercizi di stile”!

  6. Sono d’accordo con te, alcuni mi hanno preso tantissimo e li ho letti senza fermarmi mai e tra quelli che avete citato inserirei anche “Emmaus”, ma poi non ho molto gradito “I Barbari” e “Barnum 1 e 2”.
    Comunque, a parte tutto, ritengo che sia uno dei migliori, insieme a Camilleri e Ammaniti.
    Ciao da Marco

  7. “Seta” non andava manco male, “Castelli di rabbia”… proprio no:/
    Baricco personalmente mi piace come saggista. E’ interessante e piacevole. Come scrittore forse il meglio è “Oceano mare”, se c’è da scegliere.

  8. Baricco lo adoro, ma va letto “un libro si ed uno no”. Esattamente come li ha scritti. Ci sono libri come “Seta” “Novecento” “Mr. Gwyn” che restano nell’anima, altri che scivolano via lasciando solo alcune citazioni degne di menzione.
    Sicuramente un personaggio interessante ed uno scrittore di indubbia bravura, tra i migliori, a mio parere, nel panorama nazionale.

  9. Non ho letto nessuno dei due romanzi che hai citato. Solo una considerazione. Benchè la conoscenza di un autore ovviamente migliori leggendo tutta la sua produzione (o gran parte), secondo me è possibile e giusto esprimere un giudizio su un romanzo senza aver letto tutto ciò che l’autore ha scritto. Il romanzo è a se stante e, come spesso si dice, un libro una volta stampato non è più dello scrittore, ma del lettore.

  10. Leggevo “Castelli di rabbia” durante numerosi viaggi in treno, dovuti ad un amore inconcludente.
    Mi ha accompagnata e non potrei avere un giudizio razionale su di esso.
    Credo che tutto ciò che scrive Baricco vada collegato a un proprio stato d’animo, la lettura ne è solo un amplificatore.

  11. Mi ritrovo più o meno nella tua situazione: di Baricco ho letto solo un romanzo, proprio questo; per giudicarlo dovrei leggerne almeno un altro (probabilmente “Oceano mare”, il cui risvolto di copertina mi ha incuriosito).
    Dovessi basarmi solo su “Castelli di rabbia”, direi che Baricco non fa per me. Lo lessi per due motivi: uno, perché piaceva a una mia amica con cui, all’epoca, andavo molto d’accordo, pure troppo, e volevo capire come mai le brillassero gli occhi ogni volta che ne parlava; l’altro, perché gli articoli di questo scrittore su giornali e riviste mi sono sempre piaciuti. Ma questo romanzo è talmente complesso come linguaggio e progressione, da rendermelo molto pesante nonostante la curiosità di scoprire la trama: ho passato metà del libro a “scavare” nelle parole per ritrovare quei nessi che dovrebbero costituirne la trama e che, come dici bene tu, si perdono in continue digressioni e osservazioni su cose apparentemente slegate dal contesto.
    Poi, almeno per quanto riguarda la mia sensibilità, credo di aver compreso una cosa fondamentale sulla scrittura di Baricco: non è la trama a essere importante, bensì proprio quelle parole in cui scavavo per trovare, in realtà, una cosa secondaria. Il linguaggio, la forma e il modo in cui egli esprime emozioni e idee, è principale rispetto al contenuto stesso di emozioni e idee. In un certo senso è come un regista cinematografico “estremista”, ossia talmente concentrato sul linguaggio per immagini da renderlo preminente rispetto alla sceneggiatura (per intenderci, una volta un amico cinefilo mi disse che se “Psycho” fosse stato girato da un mestierante anziché da Hitchcock, non sarebbe stato un film di culto perché non avrebbe avuto quel linguaggio visivo eccezionale).
    Baricco è un po’ così; certo lo è in questo romanzo. E a me non piace😀

  12. Pingback: Best of | Amù

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