Marina Abramovic

Voglio parlarvi di una donna magnetica, un’artista unica, una profonda conoscitrice dell’animo umano: Marina Abramovic! Ne avrete sicuramente sentito parlare, visto che non molto tempo fa una sua Performance si trovava al PAC di Milano, “The Abramovic Method”; e sempre nello stesso periodo è uscito un suo documentario riguardante la performance che ha tenuto al Moma di New York “The artist is present”. Possiamo dire che ha raggiunto una certa fama, meritata, dopo aver passato 3 mesi, 8 ore ogni giorno, seduta immobile a guardare negli occhi i visitatori del Moma uno alla volta. E’ difficilissimo per me decidere da dove iniziare per raccontarvi questa straordinaria personalità dell’arte. Lei viene definita la madre della performance art, ma è molto più di questo, penso che se per sbaglio ci si soffermasse, troppo a lungo, ad osservarla si finirebbe, inevitabilmente, per innamorarsi di lei; anche se è ferma, immobile, silenziosa, seduta su una sedia. Il suo solo sguardo ha un potere inimmaginabile, racchiude un’anima immensa. E probabilmente l’Anima è il segreto del suo successo e del suo fascino, perché il corpo (fautore materiale di tutte le performance) è solo un ostacolo, un limite fisico che Marina Abramovic abbatte e disintegra. Ma delle sue numerosissime performance, e degli atroci esperimenti che lei ha fatto per abbattere questo limite corporeo vi parlerò più avanti. Oggi voglio consigliarvi la visione del suo documentario: “The Artist is present”, e raccontarvi un piccolo aneddoto: nel 1989 Marina e il suo compagno dell’epoca, l’artista tedesco Ulay, intrapresero un lunga e particolare avventura. Lei partì dal lato orientale della muraglia cinese, sulle sponde del Mar Giallo, mentre Ulay inizio il suo percorso dal lato opposto della muraglia, nel deserto del Gobi. I due si camminarono in contro, in completa solitudine per 90 giorni (3 mesi). Dopo aver percorso 2.500 km a testa, immersi nel silenzio della solitudine si incontrarono e si dissero addio, per sempre. Forse è così che bisogna lasciarsi dopo aver trascorso, quasi, una vita insieme.

M.Abramovic

M.Abramovic

Today I want to talk to you about a magnetic woman, not just an artist, but a person that has a profound knowledge of the human soul: Marina Abramovic! You probably heard about her, since not long ago her performance was present at the PAC in Milan, “The Abramovic Method”, and during the same period was released a documentary concerning the performance which she held at the New York MoMa: ” The artist is present “. We can say that she has reached a certain reputation, deserved, after spending 3 months, 8 hours every day, sitting motionless, looking into the eyes of Moma’s visitors, one by one. It ‘very difficult for me to decide where to begin describing the extraordinary personality of this artist. She is called the mother of performance art, but she is much more than that, I think that if by mistake you look at her for too long, inevitably, you will fall in love with her, even if she is motionless, silent and sitting on a chair. Her glance has an unimaginable power, it holds an immense soul. And probably her soul is the secret of her success and her charm, because the body (material supporter of all the performances) is only an obstacle, a physical limit that Marina Abramovic breaks down and disintegrates in every performance. I want to advise the vision of her documentary, “The Artist is Present,” and i want to tell you a little anecdote: in 1989, Marina and her partner by the time, the German artist Ulay, undertook a long and particular adventure. She left from the east side of the Great Wall of China, on the shores of the Yellow Sea, and Ulay began his path on the opposite side of the wall, in the Gobi desert. The two walked towards each other, in complete solitude for 90 days (3 months). After covering 2,500 km each, in complete silence they met and said goodbye to each other forever. Maybe this is how we all should break up after spending a life together.

7 pensieri su “Marina Abramovic

  1. E’ sempre sublime, anche se aprezzavo di più i suoi lavori rivoluzionari di epoche fa (soprattutto quelle con Ulay). Fatto sta che di artiste così ce ne sono davvero poche.

  2. Diciamo che ora, anche dal suo documentario, emerge una grande prospettiva di product placement.
    C’è anche una considerazione da fare: si sente eterea, quasi sacrale. Non a caso i suoi lunghi abiti (rossi, blu e bianchi) rimandano all’iconografia della madonna e di figure affini.
    Inoltre il rosso e il blu sono gli stessi colori che indossavano lei e ulay nella performance della muraglia.
    C’è anche da dire che il documentario è costruito una maniera sublime: quando lo vidi al cinema, a maggio scorso, rimasti estasiata dai primi piani mozzafiato.
    per questioni di lavoro ho avuto la possibilità di presentare due suoi lavori al pubblico. Ci sono due categorie: quelli che odiano e quelli che la amano. Purtroppo non è facile comprenderla, poichè le sue attività appaiono veramente devastanti. Vedasi la performance del ’74 a Napoli, dove stava quasi per essere stuprata.
    Potremmo parlare ore. Ci metto un punto😉 a presto!

  3. Questa donna ha una forza che scaturisce da lei in modo naturale e spontaneo. Ha ereditato le sperimentazioni sul corpo degli anni ’60 interpretandole per l’uomo moderno, riuscendo a creare impatto visivo ed eleganza formale. Anche i suoi lavori più forti non scadono mai nell’osceno, non cerca la provocazione a tutti i costi che, francamente, a me è venuta a noia. E’ un talento. La sua sensibilità nel trattare i corpi mi ricorda le primissime sculture di Anna Maria Pacheco che potei ammirare nell’appena inaugurata Tate Modern di Londra. Marina fa un uso del corpo veramente speciale…i suoi lavori si riconoscono subito e non annoiano mai!

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