Monaco di Baviera

Monaco photo©Amù
Monaco è una metropoli. Una grande e ricca metropoli. Piena di spazi verdi, bellissimi negozi (di lusso), birrerie, pasticcerie e musei.
Sicuramente è una città da vivere e dove è bello vivere, ma non è particolarmente affascinante o almeno non mi ha rubato il cuore come altre città europee che ho avuto la fortuna di visitare.
Ma dal punto di vista del turista posso dirvi che è organizzata benissimo, muoversi è facile, i mezzi pubblici sono puntuali e tanti. Le famose birrerie sono assolutamente abbordabili tanto quanto gli ingressi ai musei che si trovano tutti nello stesso quartiere da me ribattezzato: “il mio paradiso”! Parliamo di un museo di arte contemporanea, 3 pinacoteche, un museo archeologico e una gipsoteca!
Monaco photo©Amù

Monaco photo©Amù

Monaco photo©Amù
Monaco photo©Amù
Monaco photo©Amù
Monaco photo©Amù

Grazie per ogni nomination

Oggi ringrazio di cuore tutti i miei lettori e in particolare quelli che dedicano al mio blog un pensiero attraverso i vari Award! GRAZIE!

Oggi grazie a:

http://sallychef.wordpress.com/2013/03/27/e-piovono-piovono-premi-sara-una-vendetta/

http://langolinodiale.wordpress.com/2013/04/01/aprile-ogni-giorno-un-barile-si-di-premi/

http://passion4food4fashion.wordpress.com/2013/04/03/grazie-mille-a-many-thanks-to/

http://massimofazio.wordpress.com/2013/04/13/liebster-award-finalmente/

http://disgracekellybites.wordpress.com/2013/05/05/another-skill-versatile/

Andy Warhol al museo del ’900

20130505-203739.jpg
Chi abita a Milano avrà notato i cartelloni che pubblicizzano la mostra ” Andy Warhol’s stardust ” al museo del ’900, io l’ho visitata. Non ho saputo resistere al richiamo di Warhol, della pop art; per quanto criticabile possa essere la cosa, io adoro Andy Warhol.
Torniamo alla mostra: ecco direi che definirla “mostra” sia eccessivo, perché questa Mostra consiste in uno stanzone, le opere sono belle, bellissime e ce ne sono anche alcune di Keith Haring dedicate a Warhol (non le avevo mai viste e le ho trovate strepitose!), ma anni fa ad Arona (non nel centro di Milano, ma sul lago Maggiore) io ho visitato una mostra di Warhol spettacolarmente ben fornita di opere che spaziavano dagli inizi nel mondo della grafica pubblicitaria all’ultima cena rosa, nemmeno paragonabile all’attuale esposizione milanese. Questa non vuole essere una critica a tutti i costi, ma penso che un turista e anche un milanese, si aspettino qualcosina di più da un museo che affaccia sul Duomo. E se proprio non è stato possibile organizzare un’esposizione più grande almeno potevano rendere la visita gratuita, una stanza per Warhol aperta al pubblico nel cuore di Milano, secondo me, sarebbe stata un’idea vincente. In ogni caso vale sempre la pena vedere Warhol, quindi se siete a Milano e avete 20 minuti liberi andate ad ammirare le sue opere!
Ma ora vi lascio alle bellissime immagini fluorescenti, trasgressive e ironiche di uno dei miti del secolo passato!

20130505-204016.jpg

20130505-204006.jpg

20130505-204029.jpg

20130505-204045.jpg

20130505-204052.jpg

20130505-204023.jpg

20130505-204036.jpg

Tamara de Lempicka

tamara de lempicka photo from web
Tamara Łempicka, pseudonimo di Tamara Rosalia Gurwik-Górska nata a Varsavia il 16 maggio 1898 è stata una talentuosa pittrice bisessuale polacca appartenente alla corrente dell’Art Déco.
Figlia della polacca Malvina Decler e di Boris Gurwik-Górski, agiato ebreo russo. A seguito della prematura scomparsa del padre, dovuta al divorzio secondo le dichiarazioni dell’artista, o a un suicidio secondo altre ipotesi, Tamara vive con sua madre e i suoi due fratelli (Stanisław e Adrienne), sostenuta dalla famiglia Decler e vezzeggiata dalla nonna Clementine. Proprio per accompagnare la nonna, a soli 13 anni, compie il suo primo viaggio in Italia nel 1907, nel corso del quale, dopo aver visitato le città d’arte italiane ed essersi spostate in Francia, Tamara avrebbe imparato i suoi primi rudimenti di pittura da un francese di Mentone.
L’anno successivo, alla morte della nonna, si trasferisce a San Pietroburgo in casa della zia Stefa Jansen, dove incontra l’avvocato Tadeusz Łempicki. I due si sposano nel 1916, Tamara ha soli 18 anni. Durante la rivoluzione russa, il marito venne arrestato dai bolscevichi, ma venne liberato grazie agli sforzi e alle conoscenze della giovane moglie.
Considerata la situazione politica in Russia, i Łempicki decisero di trasferirsi a Parigi, dove nacque la figlia Kizette nel 1920. Tamara iniziò a studiare pittura alla Académie de la Grande Chaumiere e alla Académie Ranson con maestri come Maurice Denis e André Lhote. Qui affinò il suo stile personale, fortemente influenzato delle istanze artistiche dell’Art Déco, ma al contempo estremamente originale. Nel 1922 espone al Salon d’Automne, la sua prima mostra in assoluto. In breve tempo divenne famosa come ritrattista col nome di Tamara de Lempicka. Nel 1928 divorziò dal marito.
Fu anche ospite di Gabriele D’Annunzio al Vittoriale, rifiutando i suoi continui tentativi di seduzione. Dopo aver viaggiato estesamente per l’Europa, ivi compreso in Italia e in Germania, all’inizio della seconda guerra mondiale si trasferì a Beverly Hills in California con il secondo marito, il barone Raoul Kuffner, che aveva sposato nel 1933 su consiglio della madre. Nel 1943 si spostarono nuovamente, questa volta a New York, dove la pittrice continuò la sua attività artistica.
Dopo la morte del barone Kuffner nel 1962, Łempicka andò a vivere a Houston in Texas, dove sviluppò una nuova tecnica pittorica consistente nell’utilizzo della spatola al posto del pennello. Le sue nuove opere, vicine all’arte astratta, vennero accolte freddamente dalla critica, tanto che la pittrice giurò di non esporre più i suoi lavori in pubblico. Nel 1978 si trasferì a Cuernavaca in Messico. Morì nel sonno il 18 marzo 1980. Come da sua volontà, il suo corpo venne cremato, e le ceneri vennero sparse dall’amico, conte Giovanni Agusta, sul vulcano Popocatepetl.
tamara de lempicka photo from web autoritratto-sulla-bugatti
tamara de lempicka photo from web La-dormiente--1931-1932

Io visitai la sua mostra milanese (anni fa) e adorai queste donne imprigionate in un movimento perenne, perfette come bambole di porcellana ma assolutamente contemporanee e spregiudicate!

tamara de lempicka photo from web jeune fille au vent

Landshut

Landshut photo©Amù

Landshut è una piccola città che si trova circa 70 km a nord-est di Monaco, e devo ammettere che è stata una piacevolissima scoperta. Mai l’avrei immaginata così graziosa e colorata. Infatti è costellata da coloratissime case signorili, un poco storte, costruite tra il XIV e il XV secolo e sovrastata dal Castello di Landshut. E’ attraversato dal fiume Isar, che si biforca proprio nel centro storico di questa, a noi, quasi sconosciuta cittadina tedesca.
La gotica Basilika Sankt Martin, con il suo campanile, domina l’intera Altstadt. Questo campanile alto 130 metri resta il più alto campanile in mattoni del mondo e la leggenda narra che fu costruito per poter sbirciare nel piatto del duca che risiedeva nel castello posto su un’altura sopra la città.

DSC_0092
DSC_0099
Landshut photo©Amù

I castelli delle fiabe

DSC_0053
In un angolo di Germania, a due passi dall’Austria si nascondono i castelli della Romantische Strasse, e garantisco il luogo è davvero romantico.
Io ho visitato quelli di Schwangau, più precisamente di Hohenschwangau. Due bellissimi castelli: Schloss Neuschwanstein e Schloss Hohenschwangau. Purtroppo anche se sono andata lì durante le vacanze pasquali il clima era più tendente al natalizio, -2 gradi e neve, neve, neve…

Schloss Neuschwanstein

un castello che tutti noi conosciamo; appoggiato sulle alpi si erge bianco e sontuso, con una giornata di neve quasi surreale. Costruito da Ludwig II il quale ispirato dalle opere di Wagner volle dar vita a questo palazzo pieno di magia, tanto che lo fece disegnare da un progettista di teatri. La costruzione iniziò nel 1869, e per quanto l’aspetto sia medievale il castello fu fin da subito dotato di un sistema di riscaldamento e acqua corrente. Ma purtroppo la costruzione completa del castello richiese 170 anni e questo re sognatore non poté mai vederlo ultimato.
DSC_0006

Schloss Hohenschwangau

Questo fu il luogo di villeggiatura durante l’infanzia di Re Ludwig, un castello dal vivo colore giallo. La sua costruzione risale al XII secolo ma fu fatto rinnovare nel 1830 in stile neo-gotico dal padre di Ludwig, Maximilian II. Questo castello è meno conosciuto del castello delle fiabe per eccellenza:Schloss Neuschwanstein; ma ha decisamente un suo fascino unico e fiabesco.
DSC_0028

Tips:

- armatevi di navigatore e pazienza i castelli non sono facili da raggiungere (io ho viaggiato con una cartina, molto vintage come scelta, e mi sono persa)
- prenotate i biglietti on-line perché si può entrare nei castello solamente accompagnati dalla guida, e visto che le visite guidate sono a fasce orarie e numero limitato di partecipanti se non prenotate prima rischiate di dover attendere, anche ore, per la prima visita disponibile in italiano
- raggiungete i castelli in carrozza, costa poco ed è davvero magico
DSC_0023